Chiude la storica discoteca Mega Show


Chiude la storica discoteca Mega Show di Forcola in Valtellina, dopo quasi 40 anni lascierà spazio solo ai ricordi di generazioni.

Tag title:<br /> Chiude la storica discoteca Mega Show, discoteca Mega Forcola di Ardenno in Valtellina, discoteche storiche valtellinesi, discoteca Mexico, discomusic, locali da ballo, anni ’80, anni ’90, discodance, breakdance,<br />


“venerdì 23 dicembre 2022, in occasione dello student party di Natale, la discoteca Mega Show sarà aperta al pubblico per l’ultima e definitiva serata danzante. Un caloroso ringraziamento a tutte le persone che ci hanno accompagnato in questa avventura”


Chiude la storica discoteca Mega Show in Valtellina

Forcola, sabato 17 dicembre 2022
Erano gli anni ’80 quando apriva a Forcola la storica discoteca Mega Show, una delle più grandi discoteche della Valtellina insieme alla concorrente Mexico di Piateda alle porte di Sondrio.

la storica discoteca Mega Show
Megashow 1986
Erano gli anni in cui la discomusic lasciava lentamente il posto alla disco dance, differenza che non tutti coglieranno.
Si passava dai locali di dimensioni contenute come il Club 29 di Dongo o la Zoca de l’Oli a Ossuccio agli spazi più ampi come quelli già citati, o come il Rosen Garden di Porlezza, il New Orly a San Fedele Intelvi e poi le enormi discoteche come lo Studio Zeta di Treviglio. La discomusic dei Bee Gees, Chic, Sister Sledge, Sheila B Devotion, Donna Summer, Patrick Hernandez, Blondie,….lasciava posto alla disco dance di Yazoo di Vince Clarke ed Alison Moyet , della Orchestral Manoeuvres In The Dark con “Enola Gay”, ai Corona con “The Rhythm of the Night“….solo per citarne alcuni. Ma soprattutto era il momento nel quale si affacciava “prepotentemente” la breakdance e lo smurphy (anche qui differenze che non tutti coglieranno) supportati nell’esplosione dal film omonimo “Breakdance (Breakin’)” (1984). In questo contesto storico si inseriva l’inizio della storia del Mega, così chiamato amichevolmente dai suoi frequentatori. Già proiettato nella moderna dance elettronca, Negli ’70 e ’80 le discoteche aprivano alle 21 ed al massimo alle nove e trenta il popolo della “notte” era già in fila all’ingresso per non perdersi l’inizio delle danze. Tra mezzanotte e l’una le sale si svuotavano per poi chiudere non più tardi dell’una o poco oltre. Ed era a quel punto una impresa trovare una paninoteca o pizzeria per aggiungere un’altra ora prima di andare a dormire o ritrovarsi a sentire ancora musica in auto, o spesso, a farsi le menate sul post serata. C’era un unico obiettivo per gli adolescenti, e non solo loro, in quei sabati degli ’80 / ’90, la discoteca! Quasi tutti vi andavano, compresi quelli a cui quella musica stava stretta. Andavano per ballare, chi muovendosi senza troppe pretese nei propri 50 cm², chi invece più naturalmente portato si lasciava trasportare con scioltezza improvvisando passi con disinvoltura. C’erano anche quelli che come John Travolta nel film “La febbre del sabato sera” provava durante la settimana, da soli o con amici, per poi esibirsi sulla pista che spesso era illuminata proprio come nel film, da sotto. Non raramente davanti a questi “Travolta” nostrani, la pista si apriva e la gente lasciava spazio a questi ballerini del fine settimana che davano spettacolo. Questo fu certamente più frequente durante gli albori della break dance. Merita un ricordo anche il momento dei lenti. Tra attesa ed imbarazzo le luci calavano, la frenesia lasciava il posto a ritmi appunto, lenti, gli occhi maschili cercavano quelli femminili, cercando non solo la bellezza ma anche una disponibilità nel volersi abbracciare per qualche canzone con l’altro sperando in un primo bacio. Sbagliare “preda” sarebbe stato come per un cervo maschio perdere il palco davanti alla femmina. “Please Don’t Go” della KC and the Sunshine Band era uno dei storici lenti che ancora oggi viene remixato con frequenza, non più in versione slow ma inserita in qualche house music o tecno, che probabilmente non avvicineranno più amori. Ma c’era anche chi non ballava, restando tutta la sera tra divanetto e bar. L’importante alla fine era passare il sabato sera o la domenica in buona compagnia di amici o amori, ascoltando la musica in un bel ambiente. Insomma questi locali come lo fu il Megashow in Valtellina, offrirono un vero e proprio servizio sociale, riuscendo a far da collante tra ragazzi di diversa estrazione socio-economica, diversi comuni o province, che altrimenti non si sarebbero mai frequentati o conosciuti. Già, perché al Mega, così come al Mexico ed altre disco, non arrivavano soltanto da tutta la Valtellina, ma anche dalle due sponde del Lago di Como e dalle valli limitrofe al Lario. I più fanatici del ballo (e dell’altro sesso), non sazi del sabato sera, facevano chilometri anche la domenica pomeriggio e domenica sera. Certo, nei tre momenti diversi, sovente vi erano tipologie di clienti diversi, soprattutto per età. Ma non di rado il comune denominatore stava in quegli instancabili “affationados” che non mollavano mai; spinti anche da una più spontanea relazione tra i giovani, a volte mancante in altre zone. Certo, il Megashow attuale si era reinventato come tutti i locali sopravvissuti a quell’era magnifica.

l’articolo prosegue dopo il promo ⤵ ☟


Se ti va sostieni l’informazione libera
di notizieTraLeRIVE

Se ti va sostieni l’informazione libera di notizieTraLeRIVE GSnews
sopratutto in questo momento difficile
Te ne siamo davvero grati!








mezzo secolo di Megashow o quasi
ma si chude

L’epoca delle discoteche è finita da un pezzo lasciando il posto a più anonimi “locali” che qualche volta scimmiottando quel periodo sotto la definizione di disco-pub o simile, cercano di ri creare atmosfere irripetibili. Ma nulla è come prima, da molto tempo. La musica non è più magica ma mono-ritmo e mono-tono, persino lo stile rap,nato come protesta, si è spiattellato appiattendosi, diventando conformista. Anche le persone sembrano mono-tono. Le nuove generazioni sono spesso allo sbando e non necessariamente sempre per loro colpa…ma questo è un tema differente. Anche la tecnologia che ha reso possibili certi pezzi elettronici ed appunto tecno, dopo qualche anno di novità ritmica si è appesantita dovendo spesso ripescare melodie passate remixate.

La chiusura dopo circa 40 del la storica discoteca Megashow non sorprende più di tanto quindi, seguendo la sorte di molte concorrenti. Forse lascerà il posto ad un ennesimo discount che renderà ulteriormente mono-tema il fondo valle. Oppure diventerà una palestra? Un deposito di bus o camion? Forse resterà abbandonata come un antico tempio. Poco importa.

Resterà un grazie grande per questo ed altri locali, che nonostante la loro “commerciabilità” dei tempi d’oro sono riusciti a svolgere una funzione sociale di aggregazione che non credo oggi possa esistere sotto altre vesti. Hanno unito momenti indimenticabili a persone e storie. Non sempre e non necessariamente sempre colorate e brillanti, anche grigie o tristi, ma sempre storie di vita tutte importanti. Ancora nei ricordi dei clienti dopo quasi mezzo secolo.

La famiglia Aramini, titolari dal 1986 del Megashow hanno con un breve comunicato dato la notizia:”venerdì 23 dicembre 2022, in occasione dello student party di Natale, la discoteca Mega Show sarà aperta al pubblico per l’ultima e definitiva serata danzante. Un caloroso ringraziamento a tutte le persone che ci hanno accompagnato in questa avventura”.

Il Mega!

GiovanniSaliciNews-NotizietraleRive
© Giovanni Salici
All rights reserved
Tutti i diritti sono dell’autore


leggi anche gli ultimi articoli pubblicati su GSnews
ci trovi anche sul nostro canale YouTube

canale Telegram GSnewsNTLR

Se ti va sostieni l’informazione libera
di notizieTraLeRIVE GSnews
sopratutto in questo momento difficile con una
donazione a tuo piacere tramite pulsante sottostante.
Te ne siamo davvero grati!







Lascia un commento ed esprimi le tue opinioni