Simposio del Turismo in Tremezzina

il turismo del futuro è sfruttamento del territorio?

Tremezzina, 30 novembre 2019
Si è svolto ieri in Tremezzina il Simposio del Turismo organizzato dal “distretto centro Lario del Turismo” con Regione Lombardia e ciò che resta dell’ente provinciale.
La prima parte ha visto il convegno presso il Grand Hotel Tremezzo, riaperto parzialmente per l’evento.
Iniziato alle 10 del mattino ha registrato subito l’assenza del previsto ministro Franceschini.
Intervento iniziale del sindaco di Bellagio nonché coordinatore dell’evento Angelo Barindelli che ha sottolineato la necessità di fare squadra tra i comuni lasciando perdere il campanilismo (purtroppo parole non nuove ndr).
In perfetto “stile Regione Lombardia” le parole (o words) più gettonate durante tutta la mattinata sono state: brand, esperience, location, ancora brand … insomma, c’è il bisogno di far capire che si sanno alcune parole in inglese. Non sono mancate nel più normale e giustificato italiano, le frasi che contenevano: volano, squadra (quest’ultima ripetuta come un mantra).

Ci è parso un convegno dedito all’autocompiacimento della serie “siamo stati bravi e dobbiamo essere ancora più bravi”.
Manca e mancherà, a nostro avviso, un reale (e non chiacchierato) impegno del territorio alla salvaguardia ambientale ed un turismo che sia davvero sostenibile ed eco compatibile.
Ci han sorpreso alcune citazioni ed indicazioni che richiamavano la “geeenway” della Tremezzina come un percorso importante per “hiking” (per camminatori, escursionisti), come se questo tracciato, sebbene gradevole, sia uno dei percorsi più importanti del nostro lago; forse sarebbe opportuno non dimenticarsi di veri sentieri per camminatori come l’Alta Via del Lario, il Sentiero delle 4 Valli, i percorsi delle Foreste di Valsolda ecc…
Sentire paragonare la greenway in Tremezzina a tracciati come la Via Franchigena, la Priula o il sentiero dei Viandanti, francamente lascia un po’ sorridere.
Anche l’intervento della Assessore Turismo Regione Lombardia Lara Magoni (una sportiva) ci ho lasciato di stucco nelle frasi: “ho sempre girato il mondo e da quando sono ass in Regione ho scoperto il territorio lombardo” (ah!) oppure “quando vedo le montagne innevate di neve” o ancora “il lago di Lecco” (ripetuto molte volte). Gentile sportiva dovrebbe sapere che il Lago di Lecco geograficamente non esiste. Esiste solo un Lago di Como con due rami di cui uno il ramo di Lecco. Non è questione di campanilismo.

Se poi, l’idea, era quella di portare l’esperienza della regione Emilia Romagna, come indicativa e come esempio, francamente anche qui mi è sembrato fallimentare. La responsabile Chiara Astolfi (direttrice di Destinazione Romagna) ha fatto una breve storia della riviera sotto l’aspetto turistico che così come descritto mi è parso (certo a posteriori) una visione miope di chi all’epoca ha fatto scelte rivelatesi errate. Nello specifico la storia riportava la crisi romagnola degli anni ’80 per la mucillagine, “il mare ci stava dicendo qualcosa“… (quindi invece di ascoltarlo … ndr) “abbiamo deciso di investire sulla Night Life (vita notturna) ma anche qui siamo entrati in crisi negli anni ’90 per via delle stragi del sabato sera“.
Prevedibile o no?
Ma signora Chiara, la sua regione ha il Delta più grande e bello d’italia, un parco naturale importantissimo, un entroterra ricco….

Se questi sono gli esempi da seguire si potrebbe dire in gergo laghèe non inglese “a ien dree a cunscià el lac cumè ‘n rebatin” (stanno conciando il lago come un rebattino – vedere cos’è un rebattino).

L’ultima chicca ascoltata prima di rilassare le orecchie da tante inopportune idee (a mio avviso), nella fase di un intervento finale quando per prodotti tipici lariani si è citato (ancora) la seta e le cravatte. Mi è proprio parso di tornare indietro nel tempo agli anni ’70 ’80.

Non ho capito la differenza che potrà fare questo convegno, con i suoi virtuosismi anglosassoni.
Vedo ancora una idea del turismo degli alberghi, statistiche sulle presenze, economia pura …

Il Lago e la sua gente è cambiata. Si è persa la vera territorialità, la passione per la propria terra. E’ un scimmiottare e scopiazzare, è un sempre più tentativo di fare soldi senza l’amore per il Lago.
Si è legati ancora ai fuochi d’artificio nonostante i problemi ambientali che provocano.
Non si parla mai di ambiente e di Natura; non si parla di animali e di turismo per appassionati di Natura. Si parla ancora di seta, dei missultin, di tutto ciò che è legato si alla tradizione, ma che non c’è più. Non c’è più la seta lariana, molti degli agoni arrivano da altri laghi.

Non basta incensarsi e parlare inglese per essere professionisti di un settore che sta cambiando ovunque. Fare turismo oggi non può non comprendere anche competenze ambientali, energetiche, umanitarie e sociali, che devono per forza interagire tra loro.
Sin quando questo settore (come altri) sarà in mano alla “politica” più o meno locale, probabilmente non uscirà da quell’intricato sistema paludoso che la stessa oggi attanaglia ovunque.

A margine, non si può non notare ancora troppa plastica e microplastica durante le varie degustazioni che hanno accompagnato la giornata, in vari luoghi. Non c’è proprio un’attenzione ecologica sul Lario.

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