Stavo seduto sul bordo del fiume

Menaggio, domenica 06 marzo 2011 appunti e riflessioni di un pomeriggio sotto carica

Stavo seduto sul bordo del fiume

Stavo seduto sul bordo del fiume, le gambe a penzoloni giù da un muro, il culo su un prato a ridosso del muro.
Apparentemente una situazione banale senza colpi di scena esterni; ero partito volendo scappare dal carnevale di Menaggio e dai suo frastuoni per cercare di incontrare qualche altro occhio di smeraldo o qualche anima e poi, poi mi sarei accontentato di una ghiandaia. Ma nulla.
Ma, son giunto in quel luogo disordinato con lo scrosciare intorno di alcune cascate e lì mi son fermato e lì mi si è aperto il mio mondo interiore, le mie riflessioni. Lì mi son caricato di quell’energia così dissipata nel nulla ieri mattina, in una di quelle mattine più inutili che non sto lì a raccontarvi.
E’ strano… come la forza dell’acqua… che l’uomo cattura e tocca per trasformarla in energia (elettrica) … ti possa in realtà caricare di energia anche senza toccarla.
Stavo lì seduto sul bordo del fiume con le gambe a penzoloni a rimuginare, quando mi sono accorto che le mie “batterie” stavano caricando l’energia, senza nemmeno bisogno di toccare quelle gocce d’acqua che stavano a pochi metri, il cui destino era quello di scendere a valle.
L’acqua, le cascate, ti ricaricano, senza toccarti.
O forse si?! Ti toccano, con le onde sonore che ne invadono l’aria, il fragore dello scrosciare che entra nelle orecchie.
E’ strano come il frastuono del carnevale mi ha fatto volar via dalla mia tana e dai miei sentieri più umani mentre il frastuono del fiume e della Grande Madre mi ha fatto appollaiare su quel muro per oltre un’ora.
Ma la mia tana in fondo qual’è?
Bella domanda risponderebbe la mia amica Cri.
Già! Qual’è la mia tana?
I quattro muri di cemento dove per scelta o per forza vivo o lavoro oppure quell’insieme di alberi sparsi in vari posti dove realmente mi rifugio e dove puntualmente vengo accolto?
Ho fatto una riflessione molto lunga che non voglio però scrivere per intero ma la sostanza è che la Natura in questi anni mi è sempre stata particolarmente vicina. Lei era sempre lì e mi tendeva la mano ogni volta che io ero in difficoltà. Lei c’era sempre. In uno degli ultimi anni, quello più introspettivo, mistico, quello della barba lunga, mi ha teso la mano e mi ha donato un’intera colonia dove nidificavano i cormorani.
Un dono enorme, solo Lei poteva regalarmi quel bosco tutto mio, in quel momento “tutto mio”.
E quell’esperienza non è venuta a caso, ne sono certo.
Quel dono non poteva darmelo ne l’anno prima ne quello successivo, perché solo quello era il momento giusto nel quale io potevo affinare i contatti con quegli esseri “preistorici”.
Ma fu anche il momento dove la mia ricerca interiore si stava sviluppando in maniera incredibile, esponenziale. Il salto! … che poi si sarebbe concluso solo pochi mesi fa (benché di concluso non vi è mai nulla sino alla fine dei conti).

Dicevo… in questi anni la Natura era sempre lì, pronta.
Ben diverso il discorso umano, benché fortunatamente abbia incontrato alcune persone di valore, che guarda caso provengono dal mondo dei folletti (o forse dei folli 🙂 come me ) , altre, son state pronte a tendermi mani per poi aprirle poco dopo e farmi precipitare nel dirupo, magari più volte.

Ecco perché dopo essermi dilungato per alcuni paragrafi, tornando alla domanda sopra… si forse la mia tana è questo mondo dove Lei, la Grande Madre, scivola tra i tronchi degli alberi sottoforma di energia libera pronta a ricaricarti.
Questo mondo dove mi disse sin dalla “notte dei tempi” che ero protetto e che nulla mi sarebbe accaduto.

Stavo seduto sul bordo del fiume, le gambe a penzoloni giù da un muro, guardando il fiume che scorreva, chiaro, in quel luogo disordinato, non solo dalle tracce umane, ma perché spesso la Natura appare in quel disordine totale di arbusti che si intrecciano, rovi spinosi, alberi senza foglie ancora ancorati all’inverno che sta finendo, fiori sparsi che invece già sentono la primavera, sassi disordinati sul letto del fiume… un disordine quasi a monito: “la vita è già breve di suo perché perdere tempo a mettere in ordine quando alla tua fine tutto ciò non avrà più importanza?”

Stavo seduto sul bordo del fiume, le gambe a penzoloni giù da un muro, guardando il fiume che scorreva, con l’aria fresca che scendeva dalla valle e mi son detto: “ecco Gio ci vorrebbe un bel tè caldo adesso, lo berrei volentieri”.
Ed ho pensato… ecco le invenzioni a cui l’uomo non pensa…. siamo capaci di progettare computer, andare nello spazio, abbiamo sviluppato la tecnologia televisiva arrivando sino a quella ciofeca del digitale terrestre, surgeliamo il cibo e possiamo mangiare il pesce dopo mesi… ma nessuno che inventa qualcosa per “coccolarci” nei piccoli momenti della vita.
Perché nessuno pensa alla possibilità di poter bere un tè od un caffè in mezzo al bosco senza bisogno di una termos o di un fornello da campeggio?
Ma non quelle specie di bevande ad attivazione istantanea già sul mercato… qualcosa di buono! Di economico, di leggero.

Beh… speriamo che questa idea non arrivi ai piani alti dei palazzi della contea in cui vivo, altrimenti questi son capaci di impiantare dei distributori automatici di merendine in giro per foreste e corsi d’acqua.

© Giovanni Salici
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Tutti i diritti sono dell’autore

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3 Responses to “Stavo seduto sul bordo del fiume”

  1. cri ha detto:

    la tua tana è……semplicemente e solo….dentro l’immensita di te

  2. Marie ha detto:

    Come ti capisco! Spesso, la felicità si trova nei momenti e nelle cose più semplici. Se ti ricordi, ti dicevo che ogni volta che venivo a Carcente, mi sentivo tornare l’energia; come ricargare le batterie per poi potere affrontare la vita quotidiana. Marie dalla Francia.

  3. Marie ha detto:

    + dal fiume, il tè potrai venire a berlo a casa mia…

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