a Pavia la Scapigliatura di Tranquillo Cremona

La Scapigliatura a Pavia 2016
La Scapigliatura a Pavia 2016
a Pavia la Scapigliatura
di Tranquillo Cremona

Pavia, giovedì 25 febbraio 2016
Oggi vi proponiamo una interessante mostra che potrebbe rivelarsi una piacevole gita fuori porta in una bella giornata primaverile. Si tratta di una mostra dedicata a Tranquillo Cremona e la Scapigliatura, composta da circa sessanta opere esposte presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia.

La mostra è aperta dal 26 febbraio al 5 giugno nel piacevole contesto della Fortezza; organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia, è curata da Simona Bartolena e Susanna Zatti.
Ci pare interessante soffermarci un po’ per raccontare qualcosa di quel periodo storico e di quella sensibilità artistica che è stata la Scapiglitura.
Ci troviamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, in Italia, nella Milano e nella Pavia postunitaria, in un periodo di sviluppo del commercio e dell’industria, di ampliamento demografico, ma dove lo sviluppo economico porta con sé anche forti contrasti e squilibri sociali. Gli Scapigliati sono il prodotto stesso di una città irrisolta e contraddittoria, e, rappresentano la crisi del rapporto tra intellettuale e società.

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la mostra sulla Scapigliatura nelle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, 25 febbraio 2016
richieste di immagini ed acquisto sia per pubblicazioni che per privati ad Archivio Fotografico Giovanni Salici

La Scapigliatura nasce come critica e ribellione agli assetti e ai costumi della società e del romanticismo italiano. Si tratta di un gruppo di amici universitari e intellettuali appartenenti alla borghesia milanese che mette in discussione le regole accademiche e della società di quel tempo come presa d’atto di un’impossibile ricomposizione tra ideale e reale, dove, per alcuni, il rifiuto del sistema si traduce in una vera e propria fuga dalla realtà con un atteggiamento arrendevole di fronte alle difficoltà del mondo.
Scapigliato per alcuni è uno stile artistico e ideologico, ma per altri è anche un pericoloso stile di vita decadente, uomini disordinati nei vestiti e nella vita, dediti all’alcool e alla droga. Alcuni conducono una vita bohemienne divisa tra arte e notti brave fino a diventare dei veri e propri emarginati. Fanno una vita irregolare, fuori dagli schemi e quindi libera, ma proprio per questo povera, lontana dalle logiche del profitto.
Bohemien è l’equivalente francese che nell’immaginario è legato al binomio artepovertà.
Si tratta di giovani intelligenti e vivaci ma insofferenti ai parametri artistici e culturali di quell’Italia postunitaria, giovani allergici al positivismo e al romanticismo. L’insofferenza per la cultura italiana contemporanea induce gli scapigliati a cercare fuori patria, ad insistere su temi macabri e orridi in una plateale opposizione del brutto estremo al bello tradizionale. Un esempio in letteratura è il romanzo Fosca di Iginio Ugo Tarchetti dove viene narrata la storia d’amore folle e fatale tra un giovane ufficiale e una donna bruttissima ed epilettica che lo sottrae inesorabilmente alla bella e solare Clara. La contrapposizione tra Fosca e Clara mostra come gli Scapigliati siano affezionati ad una visione dualistica della realtà dove vengono spesso evidenziati il contrasto tra luce e ombra, tra amore e morte tra bello e brutto tra bene e male. La Scapigliatura non si può definire come una vera e propria scuola, piuttosto è stato un movimento che si è posto con un atteggiamento anticonformista e che è riuscito a rivoluzionare la cultura di quel tempo coinvolgendo tutte le arti, dalla letteratura alla pittura, dalla scultura alla musica. La mostra espone principalmente opere pittoriche di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Giuseppe Grandi e Luigi Conconi, ma non trascura di presentare un interessante parallelo con alcune sculture, alcuni manoscritti e alcune musiche. La mostra, infatti, abbraccia la teoria degli scapigliati delle “arti sorelle”, vale a dire della necessità che le diverse discipline possano contaminarsi e fondersi reciprocamente. A proposito di contaminazione Carlo Dossi scriveva: “Verrà tempo in cui si suonerà un mazzo di fiori e si udirà un discorso di odori”.

Nella pittura i soggetti preferiti dagli Scapigliati sono i ritratti (si veda Il ritratto di Nicola Massa di Tranquillo Cremona), piuttosto che scene di vita quotidiana con una certa predilezione per le scenette amorose, per la scena di genere dove la figura femminile è colta nel privato (Gelosia o L’attesa per esempio di Luigi Conconi), o per la maternità, si tratta di contesti quotidiani, momenti di vita privata, intimi e sensuali. L’elemento introspettivo è fondamentale, la scelta cromatica e la luce contribuiscono alla definizione dello stato d’animo della figura. Dipingono con pennellate leggere, lasciando i confini delle figure sfumate come a voler dar loro un non so che di dissolvenza e di non finito. I maggiori esponenti del movimento sono i tre “nani giganti”,
come ironicamente si sono definiti loro stessi a causa della loro statura, Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi.
Caratteristica di questi personaggi è che nella vita sono un gruppo di amici che frequentano luoghi come teatri e salotti ma anche ambienti popolari e ai margini come osterie e bettole. In queste poche parole scritte da Carlo Dossi nelle “Note Azzurre”, una pubblicazione diaristica dove racconta in modo ironico umori, aneddoti anche scabrosi di questa generazione post-romantica, si coglie lo spirito cameratesco che univa gli scapigliati: “5264. Sovente, Tranquilo Cremona, Giuseppe Grandi, Luigi Perelli, Ranzoni ed altri, artisti e giornalisti in eguale bolletta, giocavano alla sera al bigliardo o alle carte. Quando non avevano più danaro, giocavano i bottoni degli abiti. Una sera Grandi li perdette tutti, compresi quelli delle mutande, della camicia, e tornò a casa (fortuna che era notte!) in uno stato il più comicamente compassionevole del mondo”.

Video servizio © relativo a
“Tranquillo Cremona e la Scapigliatura” Pavia 25 febbraio 2016

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Peccato non aver potuto vedere dal vivo “L’edera” di Tranquilo Cremona, dipinto caro a chi scrive e anche emblematico del movimento stesso della
Scapigliatura.
La mostra è piaciuta, è ben curata sia come spazio espositivo, sia come allestimento, sia nell’intento di voler far emergere le personalità degli artisti oltre che le loro opere, del resto l’autore è uomo oltre che artista!
Considerato che gli Scapigliati ci hanno accompagnato fino all’inizio del Novecento (dopo le mostre degli scorsi anni su Pissarro, Monet, Renoir, Rembrandt…), auspichiamo che in futuro possano essere organizzate altre mostre che permetteranno al visitatore di incontrare da vicino anche il Novecento.

© Laura Tirinzoni
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