FAI e le giornate di primavera,
c’è sempre un però

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FAI giornate di primavera 2015
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FAI e le giornate di primavera, c’è sempre un però

lunedì, 23 marzo 2015
Molte volte negli anni ho partecipato alle giornate di primavera del FAI, momento nel quale molte ville, luoghi sacri, palazzi d’arte, sono aperti al pubblico con regole straordinarie, momento nel quale le persone possono, grazie anche al forte eco di questa manifestazione, conoscere e visitare luoghi vicini o lontani spesso sconosciuti o mai visitati.

L’evento, che ogni anno si svolge su due giornate di inizio primavera (nel fine settimana seguente), quest’anno ha goduto della possibilità di essere svolto nei giorni di reale inizio della stagione. Certo la sfortuna in qualche modo è stata quella di un meteo poco sereno ed in parte piovoso, accompagnato da un po’ di freddo come se fosse una giornata autunnale (soprattutto ieri domenica), ma la partecipazione è stata comunque molto alta, e, le aperture straordinarie in zona Lario e Ceresio erano ad ampia scelta per i visitatori.

Abbiamo visitato a campione due luoghi, uno sul Lario, un classico, la Villa Balbianello del fù conte Monzino; uno sul Ceresio, da poco acquisita dal FAI, la Villa Fogazzaro.
In entrambi i casi partecipazione di pubblico consistente; l’organizzazione delle giornate di quest’anno ha messo però in evidenza pregi e difetti di questa manifestazione nazionale, ipotizzando che le modalità (diverse tra queste due ville) siano applicabili al resto d’Italia.

Premettiamo che queste visite ai luoghi del FAI in queste giornate, sono gratuite, e, questo, è fondamentale per il lancio sia dei luoghi che dell’evento stesso, per raggiungere e richiamare molti visitatori. E’ d’altra parte certo che, l’organizzazione richiede sforzi economici, che sono quantomeno in parte coperti da sponsorizzazioni di aziende nazionali blasonate.
A Villa Balbianello è stato mantenuto un ingresso classico ormai ben rodato nel tempo, ovvero singolarmente. Entrando si è invitati o meglio informati, con gentilezza, a fermarsi in una struttura decentrata ma adiacente dal sentiero principale, per informazioni sulle visite guidate e le attività, chi vuole, può o potrebbe iscriversi al FAI. Altrimenti, si scende tranquillamente il percorso che porta al parco e alla villa. La visita degli interni è però limitata alle due stanze situate nella loggia a nord-est ed una limitata area dell’edificio principale, escludendo purtroppo la parte che secondo noi è più importante e ovviamente bella, ricca di reperti da tutto il mondo (essendo stato Guido Monzino anche un esploratore). La visita in questo luogo è comunque sempre gradevole, un posto sereno, dove proprio in giornate come queste poco calde e solive, si trova lo spazio (nonostante la giornata del FAI) per un po’ di sana solitudine ammirando il lago sorvolato dai gabbiani reali che di norma si posano per molto tempo sui pali della darsena.
A Villa Fogazzaro abbiamo invece trovato una situazione e dimensione diversa. L’ingresso al “nuovo” bene del FAI è regolato obbligatoriamente a gruppi (come anche altrove vi è da dire), organizzati a prenotazione, lasciando in “attesa” gli avventori non informati, attesa che può raggiungere anche l’ora ed oltre, come ci confidano alcuni visitatori. Per le iscrizioni, all’ingresso è stata ricavata una sorta di biglietteria incastonata tra le architetture dell’edificio. Alla richiesta di inserimento nella lista di attesa di un gruppo, il visitatore viene informato del tempo necessario, viene consegnato un biglietto vero e proprio (non come alla Balbianello) e si viene “invitati” abbastanza bruscamente e senza mezzi termini ad elargire un’offerta “libera”, che risulta si libera, ma in codesti modi, quasi obbligatoria, vista la concreta agitazione della scatola rossa con fessura sulla parte in alto sotto il naso del visitatore, da parte della guida volontaria.
Sebbene alcuni gruppi siano limitatati a una quindicina di persone (giustamente per non sovraffollare gli interni) succede anche che alcuni gruppi siano del doppio, creando un po’ di problemi di movimento per la visita durante alcuni passaggi e rendendo in alcune minute stanze difficoltoso seguire le spiegazioni della guida, che talvolta risultano gentili e preparate, in altre mostrano una ansiosa attenzione verso il visitatore in relazione ai suppellettili ed arredo (anche quello non storico e prezioso), forse proprio dovuta al sovrannumero del gruppo.

La differenza che ne esce dalle manifestazioni degli anni precedenti è secondo noi abbastanza evidente. L’evento sta crescendo e questo è senza dubbio un bene per la cultura. Mentre situazioni classiche sono ben rodate, sia logisticamente che umanamente, in altre si riscontra una “accoglienza” e gestione che francamente riteniamo sgradevole.
Per esempio, non si discute la necessità durante queste manifestazioni di approffitare di reperire fondi, sempre utili, grazie alla eventuale generosità dell’utenza visitatrice, ma, se si pubblicizza l’operazione “giornate del FAI” come evento gratuito in tutta Italia e su tutti i media, ritrovare una forzatura di “offerta” sembra poco onesto, poco chiara, disturbante.
Anche le visite, pur comprendendo certe logistiche, dovrebbero essere facoltativamente a scelta tra quella libera, singola, e, quella in gruppo organizzato, ed allora si, che forse, sarebbe giustificabile, una offerta od in biglietto sulla visita solo di gruppo.
Anche la chiusura di alcune parti di un luogo è un po’ stridente con le pubblicità apparse ovunque. Se ci si reca a visitare un luogo “aperto” per un evento, ci si aspetta di poterlo veramente visitare nell’ insieme.

In un dibattito televisivo di qualche giorno fa su una nota rete nazionale, è inoltre emersa una questione che condividiamo ed approfittiamo quindi per parlarne.
Queste aperture del FAI delle giornate di primavera, sono nella quasi totalità dei casi, sostenute dal volontariato, ovvero da guide volontarie.
Personalmente, lo scrivente, che svolge anch’esso volontariato in un settore classico per questa formula, è certamente non contrario a questo modo di gestire risorse umane.
Però, “c’è sempre un però“; se togliamo alcuni settori come quello sanitario e/o sociale, dove senza il volontariato certi servizi indispensabili sarebbero impossibili, in altri del tutto non indispensabili, negli ultimi anni si è sin troppo abusato del volontariato da chi (enti o nel caso assurdo e limite dell’Expo anche da aziende ed organizzazioni private che fanno business) non vuole riconoscere professionalità e conseguente remunerazione a lavoratori, in questo caso le guide di professione, che si fanno un mazzo tanto nell’essere certificate ed ancor prima formate.
Tenete presente che ogni volta che un individuo svolge una attività gratuita (qualsiasi) o sottocosto (magari solo per il proprio gusto di farlo) crea (forse senza pensarci) una turbativa di mercato; ovvero: non lascia inserire in quella situazione specifica il professionista che sarebbe invece remunerato.
Il FAI, in questo caso, dovrebbe porre, come si diceva anche nella trasmissione televisiva, attenzione a questo fenomeno, ed adoperarsi si per promuovere i luoghi e la cultura, ma anche per creare il lavoro, che oggi in Italia, ce n’è tanto bisogno.

Speriamo che questi aspetti vengano considerati in futuro e ricalibrati da parte dell’orgnizzazione, dell’ente, perchè le Giornate di Primavera del FAI sono un evento positivo, sono ormai un appuntamento annuale che molti attendono per scoprire luoghi altrimenti non visibili e visitabili. Però, la comunicazione deve essere più chiara, l’organizzazione ben fatta e uguale per ogni luogo, possibilmente, su tutto il territorio nazionale, cercando di offrire lavoro vero a chi vive di professioni nel settore turistico ambientale.

© Giovanni Salici
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