Menaggio & company:
c’è qualcosa che non va … c’è chi dice No!

Menaggio & company:
c’è qualcosa che non va … c’è chi dice No!

Menaggio, lunedì 02 dicembre 2013
Da una parte i sindaci e le amministrazioni comunali in carica, unite; dall’altra “c’è chi dice No” ovvero i cittadini.
Questa potrebbe essere la frase chiave di questa campagna pro e contro fusioni dei comuni (almeno per Menaggio & company e per altre realtà locali vicine) sfociate ieri nel risultato di un referendum.
Ieri “Menaggio & company” (simpatico pseudonimo col quale anche in recenti articoli abbiamo identificato il gruppo di comuni nel tentativo di fusione: Menaggio, Plesio, Bene Lario, Grandola ed Uniti) non ce l’ha fatta!
Sul territorio dei 4 comuni il fronte del No è stato evidente con la sola eccezione (non sorprendente) del nucleo di Menaggio che ha invece visto rovesciato il risultato parziale con 620 Si e 307 No.
Il totale sui 4 comuni è stato quindi di 883 Si e 1135 No.

Cosa si può analizzare da questo voto?
Innanzi tutto il forte calo di affluenza alle urne; circa un terzo di aventi diritto in Menaggio e metà per gli altri comuni. Segno a nostro avviso che evidenzia due cose: 1 che come dicevamo nei nostri precedenti articoli è mancata l’informazione e la capacità di dialogare coi propri elettori-amministrati, 2 che in parte la gente è stufa di essere portata in giro e sta constatando che il voto non ha più valore, non sia più uno strumento di democrazia (questo è certamente un punto fallimentare della politica e delle gestioni amministrative in tutto il territorio nazionale).
Ma siamo dell’idea che vi sia anche un’altra considerazione a livello locale per quanto Menaggio & company. Menaggio, dalla vocazione probabilmente anche un po’ più snob, che non ha nascosto progetti dal sentore colonialista in un certo senso, a partire dal primo cittadino Alberto Bobba che ancora nei giorni scorsi aveva esaltato la centralità del paese centro Lariano per alcuni uffici (polizia locale alias i vigili e ufficio tecnico), ma anche di molti elettori che evidentemente seguono questo desiderio di vedere un paese più grande “un’altra Lugano“, ha votato col doppio delle schede Si. Tutti gli altri comuni, probabilmente e, riteniamo noi, giustamente, hanno sentito questa pressione “coloniale” (passateci il termine anche se un po’ colorito) ed hanno dato un segno tangibile del loro dissenso verso tale atteggiamento. Non ultimo, un bagaglio di diverse fallimentari operazioni, che Menaggio ha collezionato negli ultimi anni: l’operazione Nach-Sapienza, il Museo di Leonardo, ed altre ancora sino alla più conosciuta per la sua negativa popolarità ovvero la vicenda Lido Menaggio degli scorsi mesi. Vicenda che ha etichettato il paese, dando alla popolazione un peso che a fatica forse si scrollerà di dosso.
Forse questi sono dei punti su cui riflettere per un futuro separato o insieme ma con una mentalità democratica e partecipativa molto differente.

Arriva anche una dichiarazione riguardo la giornata di ieri ed i risultati, da parte del capo gruppo di minoranza “lista civica per MenaggioGianluca Pedrazzini che dice: “Il risultato del referendum di ieri è una secca sconfitta di chi aveva concepito e proposto un progetto di fusione che, a partire dalla scelta del nome, si traduceva semplicemente in un tentativo di annessione dei paesi vicini da parte di Menaggio. Questa idea sbagliata è stata respinta non solo negli altri paesi, i cui cittadini hanno votato in massa contro la fusione (i dati di Grandola e Plesio sono impressionanti), ma anche nella stessa Menaggio, come testimoniato dalla scarsa affluenza al voto. Che solo un Menaggino su tre si sia recato a votare per una decisione così importante dimostra chiaramente che questo progetto di fusione non ha convinto la popolazione. La Regione dovrà necessariamente tenerne conto. D’altra parte, ripetiamo da mesi che un processo come la fusione non può essere improvvisato e richiede un percorso di preparazione e una pianificazione seria e condivisa: tutte cose che da noi non ci sono state. Il fatto che in realtà vicine come la Tremezzina e Bellagio i cittadini si siano espressi in maggioranza a favore della fusione dimostra che, in presenza di un progetto politico serio, anche da noi è possibile superare i particolarismi e ragionare su scala più ampia. Credo che da oggi si debba cominciare a lavorare proprio per questo: creare legami e intensificare la collaborazione tra i comuni per razionalizzare e migliorare i servizi. Per farlo, non è necessario cominciare dalla fusione che, se mai, potrà essere il punto d’arrivo di un percorso d’integrazione, se e quando i cittadini decreteranno che i tempi sono maturi. Per quanto riguarda poi Menaggio in particolare, la vera sfida è quella di restituire alla gente la voglia di partecipare alle scelte comuni. Non dimentichiamo che tra meno di un anno si tornerà a votare, questa volta per il rinnovo del consiglio comunale, e sarà per tutti l’occasione di decidere come dovrà essere la Menaggio del futuro.

C’è inoltre da segnalare un episodio “curioso” accaduto nella giornata pre elettorale.
Una campagna di volantinaggio di Rifondazione Comunista che invitava a votare No ai referendum sulle fusioni sul Lario.
Volantinaggio effettuato capillarmente anche nel comune centro Lariano, come poi ci spiega Antonino Ciucio (del circolo Lago di Como), rimosso parzialmente nelle ore successive da ignoti.
La dichiarazione del responsabile di Rifondazione Comunista cita: “Il volantinaggio di ieri a Menaggio, Nobiallo e Loveno, rientra nel sostegno alle iniziative contro le fusioni in progetto sia sul Lario che sul Ceresio ed e’ stata molto capillare in quanto non ha riguardato solo le auto in sosta ma anche le buche delle lettere quindi il messaggio e’ arrivato chiaramente a centinaia di famiglie: la soppressione forzata dei piccoli comuni s’inserisce in un quadro generale molto articolato che, in nome della crisi, vede smantellati sistematicamente i diritti dei Cittadini: nelle zone piu’ periferiche come il Centro ed Alto Lago,il Ceresio e le Valli tutto questo si traduce, in un progressivo e preoccupante impoverimento economico-sociale che va contrastato in modo deciso. Siamo disponibili a confrontarci con tutte quelle forze che operano per il bene del territorio e non per il privilegio di pochi: le fusioni recenti, in particolare a Gravedona ed Uniti, non hanno portato alcun beneficio ai residenti ma, forse, a chi vorrebbe riempire di cemento quelle poche aree rimaste indenni dagli scempi dei decenni passati.

Come un po’ anticipato negli interventi riportati sopra, il No vince senza appello per la tentata fusione di Valsolda, Porlezza, Claino con Osteno e Val Rezzo definita Rive del Ceresio. Area dove lo scontro politico e civico nei precedenti mesi è stato forte e palpabile.
Vincono invece i Si alle fusioni a Bellagio con Civenna e nei Comuni della Tremezzina ovvero Lenno, Tremezzo, Ossuccio, Mezzegra, dove si è vissuta una vigilia di voto davvero particolare, con l’auto del sindaco di Mezzegra Claudia Lingeri dolosamente andata in fiamme.

Situazione invece curiosa a Pianello dove vince il No, e, Musso dove ha vinto il Si, con un totale comunque di maggioranza di No per un 69%.

© Giovanni Salici
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