il Viaggio della Aquarius

Odissea moderna senza ritorno ad Itaca
Editoriale

giovedì 14 giugno 2018
In questo editoriale mi sento un piccolo essere vivente davanti ad esseri viventi enormi dell’età preistorica.
Piccoli uomini che cercano di affrontare (per lo più dal lato sbagliato) problemi che solo la Storia forse, ma forse, riuscirà a porre dinanzi a occhi non ancora nati, in modo più chiaro.
Noi, piccoli uomini di questa epoca balorda, cattivi e buoni dentro, contrastati da queste doppie personalità, possiamo solo assistere, cercando di non fare più danni del dovuto.

Non starò a raccontare la vicenda Aquarius che ormai è sulla bocca anche del macellaio di fiducia (se ancora esiste), che troverete su ogni media, anche se magari in racconti contrapposti a seconda delle tendenze politiche.
Non starò nemmeno a prendere la parte degli uni o degli altri, anche perché non prendo parti quando non riesco a sbrogliare le matasse, e questa, è bella grossa.

Qui però non si tratta solo di essere o non essere d’accordo sul come fronteggiare quella che viene troppo spesso chiamata emergenza immigrati ma che invece è un esodo epocale, storia che succede dinanzi a noi, che leggeranno sui libri (o tablet) di scuola tra 50 anni (ammesso che tra cinquant’anni l’umanità ci sia ancora.

Vorrei solo come piccolo uomo porre la vostra attenzione sul Viaggio della Aquarius. Un’ Odissea moderna senza ritorno a Itaca. Una nave con centinaia di profughi, di vite umane, che da giorni attraversa l’intero Mediterraneo alla volta di una Terra Promessa che si rivelerà presto come un desolato Limbo.

Il Viaggio della Aquarius giugno 2018, da una mappa Marine Traffic elaborata dalla ns redazione: in rosso il percorso ad oggi della nave, la nave stessa, la destinazione Valencia

Quello che non vi stanno raccontando è che la nave ieri pomeriggio (13 giugno 2018) è rimasta per diverse ore sino a sera a largo di Mazzara del Vallo, che tra il 13 e 14 giugno è riuscita ad arrivare solo fino alla costa sud orientale della Sardegna, che nel pomeriggio di oggi, forse a causa anche del maltempo sulla zona, sta lentamente salendo verso nord a circa 9 km/h (per esempio un Cargo viaggia tra gli 11 e 15 km/h) lungo la costa sarda.
La direzione che sta prendendo non è la più veloce per la destinazione di Valencia in Spagna, che sarebbe invece stata quella di proseguire a sud dell’isola Italiana.
Forse non arriverà nemmeno in Spagna e alla fine chissà se non approderà proprio in Terra Sarda?

Insomma questo “Cargo umano” sembra navigare come quei vascelli fantasma che si leggevano nei racconti dei pirati.
Ma qui ci sono vite umane, non fantasmi, esposte alla pioggia, al sole battente di 35 40 gradi di giorno, alle notti fredde perchè in mezzo al mare anche d’estate la notte è fredda.
Immaginate di stare fermi sul ponte di una nave (e non siete in crociera) per 24 ore per 7-10 giorni, dopo un viaggio di merda che già dura da settimane o mesi, accalcati, l’odore del sudore vostro e del vicino, il vento e la salsedine che vi sferzano il viso, i pensieri che prendono la mente come un’agguato, il ricordo della Terra nativa lasciata per forza e quella della Speranza che presto svanirà è l’unica cosa che vi tiene coi nervi saldi.

Chi di voi sarebbe in grado di affrontare un viaggio simile. Di sopportarlo?

E quindi, senza schierarsi da una o l’altra parte, ogni giorno, pensate a questi viaggi assurdi che noi piccoli uomini guardiamo in uno schermo da 50 pollici comodamente cenando a casa con un buon vino, mentre i Grandi Uomini lo affrontano pur sapendo che non torneranno mai ad Itaca.

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