da Morbegno a Nuova Olonio l’automedica,
non piace ai morbegnesi


photo © Giovanni Salici AGS20170520_1269 continua il presidio in piazza Sant’Antonio a Morbegno per raccogliere firme per riposizionare l’automedica nella cittadina Valtellinese, 20 maggio 2017
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da Morbegno a Nuova Olonio l’automedica, non piace ai morbegnesi

Morbegno, 26 maggio 2017
Sono passati ormai tre mesi da quando la Regione Lombardia ha calato dall’alto, sulla Valtellina, lo spostamento della postazione di automedica dal centro più significativo della bassa valle, Morbegno, a Nuova Olonio situato a circa 15 km di distanza e collocato sul confine con la Valchiavenna.

I morbegnesi non ci stanno, e dopo manifestazioni e cortei, continuano con la loro postazione a presidiare piazza Sant’Antonio, proprio sotto l’edificio antico dell’ospedale di Morbegno.

Nella scelta di questa nuova collocazione è probabile che siano entrati in gioco una serie di fattori tipici e già altrove riscontrati: i turni dei medici addetti al soccorso ed il loro esiguo numero, in relazione ai sempre più frequenti tagli economici sulla sanità.

L’automedica, servizio del 118 (emergenza sanitaria) a supporto delle ambulanze di AREU, era prima situata a Morbegno e Sondrio, con in origine Gravedona per l’alto Lario e una postazione a Chiavenna per la Valchiavenna.
Una copertura geo-territoriale abbastanza ideale.
Dal primo marzo la postazione è di Morbegno è quindi stata traslocata a Nuova Olonio, per coprire le mancanze di Chiavenna (non più attiva) e Gravedona che da tempo divideva l’auto infermieristica e medica alternandosi con Menaggio.
Insomma la nuova postazione a ridosso di Dubino, logisticamente potrebbe avere senso visto che da Morbegno a Chiavenna si sarebbe impiegato almeno 10 minuti in più.

Certo questo non sta bene invece agli abitanti di bassa Valtellina che si sentono derubati di un servizio d’emergenza “in casa”, disponibile in pochi minuti, spesso preziosi.

Resta invece attivo il servizio 118 con l’ambulanza della CRI a Morbegno, così come le coperture di Nuova Olonio e Chiavenna coi rispettivi comitati o delegazioni locali.

Gli attivisti del comitato, formatosi a Morbegno, ci spiegano che, le scelte del primo marzo, coinvolgono anche la chiusura del Pronto Soccorso della cittadina, declassato a Posto di Primo Intervento. Quest’ultimo, come ci dicono, non ha un’apertura h24 ma solo diurna e non ha possibilità di reparti ospedalieri che possano accogliere in loco gli eventuali infortunati una volta traslati dal PS. Reparti va detto, che da tempo sono stati minimizzati o chiusi.

La raccolta di firme prosegue in piazza a Morbegno, di fatto, ogni giorno, sperando di, a detta degli attivisti incontrati, poter riavere sia la postazione di automedica sia il Pronto Soccorso vero e proprio. Anche se, vuoi per le proteste o per semplici ritardi, per ora il Pronto Soccorso non ha ancora chiuso di notte.

Se ci è permesso esprimere un’opinione ed una previsione, sarà a nostro avviso una lotta abbastanza lunga che probabilmente non avrà tutti i risultati sperati.
La sanità italiana costa molto, e costa moltissimo mantenere in questo momento sociale un servizio di emergenza così come strutturato oggi. Non vorremmo essere fraintesi; non stiamo affermando ne che siano soldi mal spesi, ne tanto meno che i servizi d’emergenza debbano essere pagati dal cittadino (due volte) o privatizzati, no, non stiamo dicendo questo.
Il servizio di emergenza sanitaria in Lombardia è però molto costoso, le richieste d’emergenza avvengono a volte anche in modo non sempre giustificato e, talvolta, i mezzi inviati sono al di sopra delle necessità, causando da una parte sprechi e dall’altra scoperture di intere zone.
Questo a volte è colpa del cittadino (nel primo caso soprattutto) che richiede interventi anche non necessari, a volte risulta essere una situazione creata dagli stessi operatori delle centrali che per maggior sicurezza preferiscono non limitare gli sforzi.

Ed il ragionamento non farebbe una piega. Purtroppo però bisogna fare i conti dell’oste, visto che chi davvero dovrebbe risparmiare su altro (ovvero politici capitali ma talvolta anche amministratori più vicini) ahimè non lo fa.

E’ poi anche cambiata la mentalità e la gestione dei servizi, rispetto al passato, sia remoto che quello di un decennio fa.
Se una volta si tendeva a trasportare un ferito o un paziente nell’ospedale più vicino per le prime cure, poi trasferirlo nel centro più adeguato, oggi si tende molto alla così detta in gergo di soccorso “stabilizzazione sul posto” destinando il paziente in seguito non più all’ospedale più vicino ma al centro più adeguato per quel tipo di infortunio o malore. Questo quindi, non necessariamente si troverà vicino, magari anche in altre province.

Per cui, in questa ottica, potrebbe essere andata la scelta di chiusura di un PS che, benché in una cittadina importante (personalmente molto cara e piacevole) senza però possibilità ora o in futuro prossimo di sviluppare l’ospedale in certe direzioni.

La soluzione sarà ardua, ma ci promettiamo di ritornare sull’argomento.

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piccola legenda
autoambulanza: è il mezzo classico di soccorso per il trasporto del paziente, infortunato, vittima; appartiene ad una ente privato o pubblico od una associazione privata o nazionale come nel caso della Croce Rossa; solitamente composta per regola dell’AREU (in Lombardia) da tre soccorritori (dipendenti o volontari) di cui uno con compito di autista, uno resposnsabile del DAE (operatore defibrillatore), un capoequipaggio (che talvolta può coincidere con l’operatore DAE); tutti comunque devono essere soccorritori a tutti gli effetti e abilitati al defibrillatore; in alcuni casi l’ambulanza può essere “medicalizzata” quindi avere a bordo un medico rianimatore, o “infermierizzata” con a bordo un infermiere.
automedica: è il mezzo veloce (auto) senza possibilità di trasporto pazienti, con medico a bordo (oltre ad un autista soccorritore abilitato al DAE; l’automedica può anche essere solo “autoinfermieristica” avendo a bordo un infermiere al posto del medico; infermiere che segue ed esegue informazioni di un medico in centrale operativa; l’automedica è di supporto all’ambulanza solo in alcuni casi più gravi e solo quando è disponibile (non impegnata in altri servizi contemporanei); non può trasportare ed il medico (o infermiere) se necessario, dopo la stabilizzazione sul posto del paziente, sale sull’ambulanza per il trasporto di questi; se non necessario, rientra in sede operativa.
DAE: è il defibrillatore per erogare la scarica elettrica su un cuore in arresto cardiaco; non è sempre possibile “scaricare” in quanto solo alcuni tipi di arresti cardiaci si possono tentare di risolvere in questo modo; lo si attacca sempre al soggetto in arresto cardiaco per verificarne la possibilità di defibrillazione; solitamente è uno strumento automatico o semiautomatico.
eliambulanza: elicottero che può trasportare il paziente, vittima, infortunato; appartiene alla Regione o ad un privato ma appositamente per il solo servizio per cui è stato concepito ed a disposizione delle varie aree (in Lombardia ad AREU); a bordo un pilota e coopilota, un medico rianimatore, un infermiere, un tecnico del soccorso alpino che si occupa del vericello, calate e recupero dell’equipaggio o del paziente, aiuta gli altri componenti del soccorso; può essere inviato in supporto all’automedica o all’ambulanza nei casi nei quali, questi ultimi, ritengano la situazione particolarmente grave o difficile per logistica; può essere inviato anche senza i primi due mezzi, in situazioni di soccorso in aree impervie; sulla strada per incidenti o malori solitamente vi sarà anche l’ambulanza per occuparsi anche dello spostamento dell’equipaggio dell’elicottero che non sempre può atterrare sul posto (quindi si trasporta l’equipaggio del veivolo al luogo dell’incidente).
AREU: Azienda Regionale Emergenza ed Urgenza; controlla ed organizza i servizi a livelo regionale con centrali operative che oggi, si occupano più provincie.

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